I Giornali scrivono di Noi.

  18 settembre 2002

In Argentina ci vado a nuoto

MILANO - Mollare tutto, e andare in Argentina….” Lo cantava Guccini. E c’è chi ha preso sul serio il suo consiglio. Per Matteo Scianchi, 29 anni, milanese, quella terra lontana è il coronamento di un sogno: gareggiare nei Mondiali di nuoto per disabili. A 17 anni, in seguito a un incidente in moto, gli sono stati amputati il braccio e la gamba sinistra. Con queste premesse sembrerebbe impossibile persino fare quattro bracciate da amatori la domenica mattina, altro che Mondiali. Matteo, invece, dopo lo choc iniziale, si è letteralmente tuffato nello sport. “Fare sport, soprattutto a livello agonistico, è una condizione mentale più che fisica. Mi è sempre piaciuto nuotare, prima dell’incidente giocavo in una squadra di pallanuoto, e ricominciare a fare una cosa che amavo è stato un grande stimolo”. Il suo allenatore è Pompeo Sposato, che prepara anche i campioni nazionali normodotati della Nuotatori Milanesi: “Matteo si è presentato in piscina a settembre – racconta Sposato – Quando l’ho visto, non so se ero più sconcertato o imbarazzato. E non sapendo da che parte cominciare, gli ho chiesto di buttarsi in acqua e dimostrarmi cosa sapeva fare. Il ragazzo era un tipo tosto. E così ho capito che avevo di fronte un vero atleta, cui non serviva pietismo, ma collaborazione”.   Certo, ci vuole coraggio, perseveranza, e Matteo ha dimostrato di averne, si è reinventato uno stile: “Il punto è trovare una propria stabilità in acqua, una propria ‘acquaticità’. Su quella poi, si studiano e si modellano i movimenti, lo stile.” Dal ’96, quando ha cominciato, con la Polisportiva Milanese, ha vinto ben 12 titoli italiani, e lo scorso anno agli Europei di Stoccolma ha realizzato l’ottavo miglior tempo al mondo nei 100 dorso (categoria S6) con 1’38”, e il sesto, con 2’06” nei 100 rana (categoria SB5). Con questi risultati, è arrivata la convocazioneai Mondiali che si svolgeranno a dicembre in Argentina. E mentre a bordo vasca racconta dei suoi allenamenti, delle gare e del sogno mondiale, una bimba la guarda con gli occhioni spalancati, poi gli sorride e lo saluta con la manina. Matteo si ferma a guardarla con tenerezza: “E’ mia figlia Daniela, di due anni”. E così scopriamo a chi sarà dedicato l’eventuale oro argentino. Ma anche se non salirà sul podio, L’Argentina, per dirla sempre con Guccini, sarà l’occasione per “saltare il fosso” e “tuffarsi in una vita ritrovata, vera e vissuta.

Liala Moioli

Domenica 7 luglio 2002

Disabili: Assoluti con stile e senza barriere

MILANO — Entrare in acqua è un po' come entrare in una dimensione diversa, dove le nostre normali certezze sensoriali perdono valore e il nostro corpo deve arrangiarsi a trovare una nuova stabilità. Forse per questo è lo sport più praticato fra gli atleti disabili, e ad alti livelli, come dimostra la grande partecipazione ai Campionati nazionali di nuoto organizzati a Milano. Ieri, alla Piscina Cardellino (via del Cardellino 3), sono arrivati duecento atleti da tutta Italia, chi in carrozzina, chi non vedente (la competizione, infatti, è riservata ad atleti con disabilità fisica e visiva) pronti a tuffarsi in acqua per migliorare i propri tempi. Tra di loro, il meneghino Matteo Schianchi, della Polisportiva Milanese, categoria S6, che si sta preparando per gareggiare ai prossimi campionati mondiali, in Argentina: «I tempi, in realtà, li ho già: nei 100 metri dorso ho realizzato l'ottavo miglior risultato al mondo, in 1'38'', mentre nei 100 rana sono sesto nel world ranking, con 2'06''. Ma potrei migliorarli proprio qui, non si sa mai». Le gare continuano fino a domenica, a partire dalle 9 del mattino. La manifestazione, organizzata dalla Polisportiva Milanese, ha coinvolto una trentina di società sportive: «Abbiamo una certa familiarità con questo tipo di iniziative - spiega il presidente della Polisportiva, Antonio Marangoni - tre anni fa, infatti, abbiamo organizzato gli Assoluti a Sesto San Giovanni. Certo la difficoltà maggiore è sempre quella di trovare strutture in grado di ospitare tanti atleti disabili. Su questo a Milano c'è ancora molto da fare».
Liala Moioli